L'oroscopo di Foucault - Le stelle viste da sud

16 – 31 maggio 2012 / Questioni di frontiera – [omaggio a Franco Fortini]

Ariete

ariete

Tra Franco Fortini e Pier Paolo Pasolini non correva buon sangue. Oggi può apparire strano che due tra le maggiori figure del novecento, accomunati tra l’altro da un comune sentire politico, non riuscissero a trovare un punto di incontro e di equilibrio, ma è così. Tra l’altro Fortini si arrabbiò moltissimo quando, nel 1968, Pasolini prese le parti dei poliziotti contro gli studenti universitari. Fortini scrisse parole durissime contro di lui. Parole che preferì non pubblicare e che lesse solo privatamente a Pasolini e che pubblicò solo qualche anno dopo la sua morte. Fortini scrisse questi durissimi versi dedicati a P., “la mia prigione vede più della tua libertà”. Ciò nonostante tra i due non mancò un riconoscimento reciproco e il tono della polemica fu sempre alto. Tutto questo per dirvi una sola cosa. Le discussioni più aspre hanno un senso solo se le fate con persone che meritano in qualche modo la vostra attenzione. Altrimenti si trasformano in litigi e servono solo a farvi perdere tempo.

Toro

toro

“Non si può compiere nessuna giustizia storica se non si impegna il futuro. Non ci può essere nessuna responsabilità altrui e passata verso il nostro presente se non nella misura in cui ve n’è una nostra verso l’avvenire. Scegliere una discendenza vuol dire scegliere una tradizione”. Così scriveva Fortini. E quindi, se volete muovervi nel vostro presente dovete avere ben chiaro quale futuro avete impegnato. Ora la domanda che potreste legittimamente porre è “verso quale direzione allora dovremmo muoverci?”. Chiedereste cose che vanno oltre questo povero oroscopo. Forse, non si tratta solo di porre domande o cercare risposte. Si tratta di porgere l’orecchio al silenzio che abbiamo intorno. E provarne a scrivere una musica che non sia rumore.

Gemelli

gemelli

“Noi siamo al mondo per trasformare il destino in libertà”. È una frase di Cesare Pavese che ho ritrovata in un articolo di Franco Fortini. Tra i due è rimasto un sospeso di lettere ormai non spedite. L’ultimo appunto di Pavese prima che si togliesse la vita riguarda proprio il giovane Fortini che doveva cominciare una collaborazione alla sua nuova rivista. E Fortini ha per molti anni conservato una lettera scritta a Pavese il giorno prima del suo suicidio, non spedita solo a causa di un ritardo. Vabbè, stiamo un po’ divagando. Tiriamo le somme da quello che questi due poeti ci possono insegnare. Primo, a voi che siete pigri, raccomandiamo di non tenere chiusi nel cassetto né lettere né pensieri. Secondo, tenete sempre a mente, siamo qui per trasformare il destino in libertà, mica a pettinare bambole!

Cancro

cancro

Cesare Pavese ha detto che non è scrittore e non lo sarà chi non accetta di esserlo nel suo tempo, chi rimanda, continuamente all’avvenire, alla modificazione del presente la felicità che invece dovrebbe avere subito. Aggiunge Fortini a questo pensiero “forse il consiglio di Pavese vale per ogni vita, e la verità di ogni vita è in quella parte che si rallegra di se medesima o si rallegra anche negandosi, anche contenendosi. In questo senso l’uomo è la sua felicità, la sua riuscita”. La nostra (e la vostra felicità) non sarà data in un mondo in cui non esistono dolore e angoscia, ma quando impareremo a usare strumenti comuni per la lotta contro il dolore e la miseria.

 

Leone

leone

Nel 1968 sulla porta dell’università di Milano campeggiava una grande scritta in rosso, “Università Occupata”. Qualcuno poi aveva aggiunto sotto, a caratteri ancora più grandi la parola “SEMPRE”. Partiva da questo particolare Franco Fortini per spiegare il significato della parola amore. Questo bisogno di durata, questo rifiuto del mutamento è ciò che unisce il combattimento per la salvezza della propria integrità con la più profonda esigenza dell’amore, scriveva. Ma fate attenzione, quanto più si sa che per sempre non esiste tanto più si chiede il sempre. Perché, aggiungeva F., “quel sempre e quell’amore devono essere delusi (…). Quella gioventù deve essere oltrepassata per poterla conservare, lo sappiamo. Perché la volontà e l’amore verso il sempre non deperiscano nella nostalgia per quel sempre, ma siano sempre volontà e amore”. Non temete di oltrepassare le cose se avete voglia che durino per sempre.

Vergine

vergine

Ci sono due tipi di memoria nozionistica, quella a breve termine e quella a lungo termine. Nella breve vanno a finire le nozioni che utilizziamo per poco, nell’altra quelle che torneremo ad adoperare. Nulla di nuovo, direi, questo lo sappiamo bene. A maggiore ragione lo sapete voi, sempre puntigliosi nell’annotare le cose. “Ma la memoria – scrive Fortini – non è ricordo di fatti, di episodi e neanche documentazione di clima, di temperie, di contesti […] memoria è soprattutto giudizio storico, è giudizio storico quello che fa capire quello che abbiamo davanti e non soltanto quello che abbiamo alle spalle”. La memoria serve a ricordare il futuro.

Bilancia

bilancia

“Non riusciranno mai a toglierci dal cuore la certezza che qualcosa può mutare nella sorte degli uomini e dell’uomo”, diceva un vecchio poeta [Franco Lattes, in arte Franco Fortini]. E poi aggiungeva, “diciamolo chiaro se vogliamo combattere la bestialità e l’ingiustizia intorno a noi, ciò non è solo perché crediamo in una umanità nuova, ma perché quella bestialità e ingiustizia fa bestie e ingiusti noi che ne siamo complici. La misura della eguaglianza è nella coscienza della diversità, è malgrado la diversità che ci sentiamo fratelli”. Ecco in questi giorni è così dovete combattere le bestialità e le ingiustizie, non per vincere ma per non esserne complici.

Scorpione

scorpione

In occasione dell’anniversario del 1991 della strage di Bologna i familiari delle vittime chiesero a Fortini di scrivere una poesia da leggere in piazza. La poesia terminava così: “Dicono che il mercato/ è sistema di informazione perfetto/ di quello che la gente preferisce. Ma quello che non sappiamo di volere/quello che non sappiamo di vedere? Abita dove il mercato finisce. Dove le lacrime non parlano; sono là dove se ne è andato il vento/alto altissimo su tutta l’Emilia Romagna, l’Italia, l’Europa, l’Oltremondo/il vento che agli altimetri non parla/ma solo, la notte, a qualcuno e per sempre”. Non sappiamo dove sono le cose che non sapete di volere, né quelle che non sapete di vedere. Ma sappiamo che il vento della notte a voi dirà molte cose.

Sagittario

sagittario

Le cose non mutano da sole. Per meglio dire le cose non mutano da sole nella direzione che noi desideriamo. Secondo Marx il mutamento si sarebbe dato quando dall’estremo della propria miseria, finalmente chiara e visibile, null’altro da perdere ci sarebbe se non le proprie catene. Sappiamo che voi trascorrete ogni giorno a capire, a comprendere quale sia la direzione del cambiamento. Immaginarvi fermi non è possibile. Questo è quello che Fortini suggeriva a quelli come voi. “Capire il mondo intorno a sé è anche occuparsi di industria, di fabbriche, operai, lotte sindacali e politiche. È agirvi dentro. Credo che questo debba essere fatto. E non negare mai la propria parola, dove ci sia possibilità vera di recare offesa salutare agli offensori e giusta ingiustizia agli ingiusti”. Agite dentro il mondo, mi raccomando e non solo dentro i vostri pensieri, e cercate le parole giuste. Quelle che insegnano in quale direzione cercare i nostri compagni di viaggio.

Capricorno

capricorno

Eh l’amore è sofferenza si sa. Quello che è meno noto è quanto soffre chi deve ascoltare chi soffre per amore. Si, perché uno non sa che dire, cerca di sdrammatizzare senza però sminuire il dramma di chi soffre. Lo pensavo l’altra settimana, mentre raccoglievo le lacrime rotte di un amore disperato. Lei non lo ama, lui ha un’altra ma vorrebbe stare con lei, lei forse lo ama di nuovo. Roba simile. Sul momento sono stato lì muto ascoltatore. Poi, dopo, ho trovato questi versi [di Franco Fortini] che facevano al caso nostro.”Non credere che tutto sia finito, ragazzo. Spera, fatti una ragione della tua pena. Per il nostro cuore non c’è una primavera sola”. E per il vostro di cuore, quante primavere ci sono?

Acquario

acquario

“Gli oppressi sono oppressi e tranquilli, gli oppressori tranquilli parlano nei telefoni, l’odio è cortese, io stesso credo di non sapere più di chi è la colpa. Scrivi mi dico, odia chi con dolcezza guida al niente gli uomini e le donne che con te si accompagnano e credono di non sapere. Fra quelli dei nemici scrivi anche il tuo nome. Il temporale è sparito con enfasi. La natura per imitare battaglie è troppo debole. La poesia non muta nulla. Nulla è sicuro, ma scrivi” [Traducendo Brecht]. Questi sono tra i versi più belli che Fortini abbia mai scritto. Ve li dedichiamo, anzi dedicateveli per questa fine di maggio. Quando pensate che non valga la pena, quando tornerete a casa stanchi per il caldo e il lavoro e non si darà un amico e una birra fredda, quando gli altri vi sembreranno impegnati in cose più serie e importanti delle vostre, non smettete per questo di scrivere una ad una le pagine del vostro quotidiano resistere. Nulla è sicuro, certo, voi scrivete.

Pesci

pesci

Capita spesso di incontrare persone che soffrono per amore. Forse al loro vocabolario degli affetti manca la parola “riconoscere”. Riconoscere l’altro non è qualcosa che nasce dalla volontà. Scrive Fortini “la stretta anche più concorde di amanti beati può rilevarsi tormentosa e mortale se non ha l’arte di produrre qualcosa con le capacità dell’altro; se non fa accrescere nell’altro capacità di svolgimento, di azione e futuro; contro un margine costante d’ombra e dolore, guardandolo fisso”. La lotta per farsi riconoscere passa per il riconoscimento di tutti e sappiamo che non è nel vostro vocabolario che manca questa parola, ma in quello degli altri. Ricordate, compito di chi vi ama (o dice di farlo) è riconoscervi. E sta a voi riconoscere chi vi ama.