Il Convegno

febbraio 10th, 201210:25 am @

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Il Convegno, in scena al Teatro Nuovo il 9 febbraio. Il 10 e 11 febbraio, sempre al Nuovo, va in scena invece un’altra produzione di Punta Corsara, Il Signor de Pourcegnac.


Tutto è pronto per il Convegno “Ascoltiamo le periferie”.
Il moderatore e gli ospiti chiamati a intervenire temporeggiano aspettando l’inizio, salgono e scendono dal palco del Teatro Nuovo mentre la sala si riempie. Sul palco sei sedie sono disposte attorno a un lungo tavolino basso coperto da un lenzuolo bianco – un plastico? Il moderatore dà il benvenuto a tutti i presenti all’incontro promosso dalla Fondazione Sviluppo Territori Infami, un necessario momento di confronto che mira a liberare finalmente queste aree sfortunate dal loro degrado. Luoghi «dove ai bambini si bucano i palloni quando giocano per strada» e la vita quotidiana è affetta da un lungo elenco di piccoli e grandi problemi, sui quali due spiccano immancabilmente: «droga, droga, droga; camorra, camorra, camorra».

L’assessore all’ascolto, nonchè presidente della Fondazione, fa da padrone di casa e introduce i suoi ospiti: l’illustre sociologo, l’urbanista, l’educatore della cooperativa, un non precisato tecnico di nome de Magistris. Stavolta, dopo i violenti scontri di cui è stata teatro la periferia, si è scelto di dare un taglio più concreto all’incontro e politici e studiosi potranno confrontarsi con una Vera Ragazza di Periferia: «Giuseppina!». Il lenzuolo, sollevato di scatto, svela l’ingombrante presenza di Giuseppina, distesa e inerme con i ricci africani scompigliati, con indosso una maglia sportiva blu lucida, pantaloni di tuta e scarpe da ginnastica – look universalistico di tutte le periferie occidentali. Il corpo della periferia non reagisce, rimane immobile. Sarà morta? L”imbarazzo cresce finché il cellulare di Giuseppina non comincia a squillare. I convegnisti se lo passano di mano in mano, cercando di spegnerlo senza successo – «è un modello di ultima generazione» –  quando si diffonde nella sala un urlo primordiale: Giuseppina si è accorta della sottrazione del telefono e ne pretende la restituzione. Con il telefono in mano si mette seduta sul tavolino: greve, apatica, sciatta, corrucciata e distante anni luce da tutto quello che la circonda.

Come i selvaggi, gli africani, gli aborigeni della letteratura dell’Ottocento, Giuseppina non parla: emette suoni cavernosi, urla, talvolta anche risate, ma non articola parole. E come nella migliore tradizione del buon selvaggio non si capisce se il suo rifiuto sia dovuto a incapacità o piuttosto a sdegno nei confronti di tutto quello che le si muove intorno. Il compito di tutti i partecipanti al convegno sarà, a turno, proprio quello di provare a interagire con Giuseppina. Comincia il sociologo, che dall’alto della sua pila di libri argomenta la non esistenza della periferia: si tratta in realtà di un costrutto mentale, e i suoi abitanti sono più buoni di come li si rappresenta. È la volta dell’urbanista, che sfodera un’approccio tecnico illustrando la nuova corrente del Piccolinismo: se le periferie soffrono di  forte densità abitativa a fronte di un disagio sociale dilagante, riducendo gli spazi abitativi si ridimensionerà il problema. L’educatore invece citando Koolhaas ci spiega che il Malessere delle periferie nasce dalla spaccatura originaria che la rende orfana di un centro, a sua volta svuotato. Per l’assessore, infine, l’unico vero problema dei giovani delle periferie è l’amore, e per affrontarlo non c’è niente di meglio che dedicare a Giuseppina la cazone di un’ex ragazza di periferia come Anna Tatangelo.

Giuseppina smonta, incredula e perplessa, tutti gli approcci proposti: al sociologo assesta un pugno ben piazzato, l’urbanista la impacchetta nel plastico della casa piccolinista, all’educatore che la implora di parlare fa spallucce. Ma quando arriva la canzone dell’assessore è troppo: la sua risata dissacrante cresce fino a rimbombare in tutta la sala, azzerando tutte le parole. Il convegno è finito, non c’è più soluzione, né l’educazione, né lo sport, né il teatro sono serviti a comunicare con la periferia. La tensione cresce finchè l’assessore esasperato non decide di passare alla violenza – « l’unico linguaggio comprensibile dalle periferie» – e con una pistola in mano mette in fuga tutti i suoi ospiti, per poi implorare Giuseppina: «Sono anch’io un ex ragazzo di periferia, con questo progetto posso diventare senatore, è il sogno della mia vita, aiutami, parla, parla!». Giuseppina stavolta ascolta con attenzione, ma non per questo è meno muta, e col suo silenzio chiude lo scontro tra mondi, incarnato soprattutto dell’assessore, Gianni Rodrigo Vastarella e da Giuseppina Cervizzi, che insieme a Mirko Calemme, Christian Giroso, Vincenzo Nemolato, Valeria Pollice e Tonino Stornaiuolo portano in scena questa produzione di Punta Corsara con la regia di Emanuele Valenti. Un’azione teatrale breve e tagliente, in cui tempi attori e parole sono tutti al posto giusto e  si ride molto e volentieri, pur sapendo che ogni battuta riflette fedelmente le mille occasioni in cui è stata davvero pronunciata. (viola sarnelli/alessandra rocca)

Category: 12 pollici