I giornalisti a Napoli sembrano tutti presi dalla ricerca di un clamoroso Watergate che probabilmente non scopriranno mai. Sono tutti indaffarati nel fare le pulci all’amministrazione comunale per cercare di scoprire se l’immondizia mandata in Olanda costerà settanta o centotrenta euro a tonnellata. Per capire se il manager Raphael Rossi è stato cacciato perché ha litigato col sindaco o col vicesindaco. Per gridare a gran voce al popolo anti-casta che il capogabinetto del comune guadagna uno stipendio molto alto (come previsto dal suo incarico, secondo legge). Ma dove sono i giornalisti che si occupano dei problemi reali della città, e delle vere insufficienze di chi la governa? Chi è, oggi, che prova a capire quali sono i progetti dell’amministrazione sulla zona ovest, e a chi si intende regalare a “prezzo di costo” l’immenso e redditizio territorio che comprende lo zoo, l’Edenlandia, il cinodromo? Dove sono i giornalisti che si interrogano su quali siano le evoluzioni della riqualificazione di Bagnoli, e come intende la giunta spendere la grossa quantità di soldi che si ritroverà in cassa per caso e non per bravura, per aver portato avanti quella macabra e irrealizzabile favola della coppa America sulla colmata dei veleni? Chi, oggi, è in grado di parlare dei destini dei disoccupati a Napoli, del problema della casa, dei nodi irrisolti di Napoli est, dell’inceneritore di Giugliano o di Capua, andando al di là di una polemica che si dirige contro chi governa per partito preso, perché non ci piace che indossi il naso da clown o si ponga alla cittadinanza come un Masaniello o un Berlusconi della prima ora?
Chi è in grado, o meglio, chi ha la volontà di non soffermarsi solo sulla bega del giorno (le dimissioni di tizio e di caio, il rimpasto della giunta, i litigi con l’assessore regionale), ma di provare a capire quali passi sta facendo la giunta comunale in ambiti che pure sono stati determinanti per la vittoria della coalizione rosso-arancione, a cominciare dall’annunciata risoluzione della vertenza degli operatori sociali, o dal rilancio culturale della città? Perché la polemica sui grandi eventi ruota da mesi intorno alla figura di Roberto Vecchioni e non si concentra invece su vantaggi e svantaggi che una kermesse del genere dovrebbe portare al tessuto sociale e culturale della città? Perché nessuno indaga in modo circostanziato su cosa intenda l’assessore Lucarelli, e con lui tutta la giunta, per “democrazia partecipata”, quando allo stato attuale ci si rifiuta un giorno sì e l’altro pure di incontrare i cittadini che esprimono una voce critica, ignorando questa voce quando è portatrice di proposte concrete o addirittura passando alle vie legali quando si fa voce di contestazione?
Per chi non si era lasciato trasportare dall’entusiasmo arancio-primaverile, tutte le insufficienze della giunta si presentano come prevedibili falle di un cammino presentato più rivoluzionario e più facilmente percorribile di quanto non fosse in realtà. La folta schiera di chi invece si era lanciato con ritrovato ottimismo “civico” in questa avventura, risulta oggi divisa tra i delusi, che attaccano senza esitazione i loro ex idoli, e chi invece insiste con rovente determinazione nel sostenerli, qualsiasi strada essi percorrano. La stessa divisione è riscontrabile nella stampa. Se è giustificato, però, che supporter e oppositori politici basino le proprie analisi su una radicalità partigiana, è scoraggiante constatare che anche i giornalisti ritengano doveroso schierarsi da una parte o dall’altra della barricata, concentrandosi sulla miriade di “pagliuzze” delle polemiche di giornata, e continuando a ignorare le “travi” delle condizioni strutturali della città. È la differenza che passa tra il genere giornalistico delle “news” – di cui ci sommergono i principali quotidiani cittadini e i loro siti in rete uno identico all’altro –, e le inchieste che nessuno fa, anche perché non esistono periodici di respiro più ampio – né su carta né in rete – che raccontino la vita dei tre milioni di napoletani “metropolitani”. È la (loro) stampa, bellezza. È il tipo di politica che li appassiona. Un altrove, per fortuna, è praticabile – e praticato – fin da subito. (napolimonitor)







ERMETE FERRARO
4 months ago
Francamente non so se mi merito questi amministratori e questi giornalisti. Per quanto riguarda me e l’associazione V.A.S. nella quale sono impegnato attivamente da oltre 15 anni, le priorità sono proprio quelle giustamente sottolineate da Napolimonitor (recupero ambientale di Bagnoli, Zoo e Edenlandia, riqualificazione centro storico e aree ex industriali,democrazia partecipata e decentrata, energie alternative, riduzione e gestione corretta dei rifiuti. Da altrettanti anni noi di VAS denunciamo abusi ed errori e proponiamo soluzioni alternative e creative. Purtroppo sia i nostri amministratori sia la nostra stampa continua ad ignorarci, ma questo non c’impedirà di continuare a svolgere il nostro ruolo, a voce alta e con le mani libere.
Ermete Ferraro, portavoce VAS Napoli
guido
4 months ago
Concordo con lo spirito santo di questo articolo. Le priorità sono altre, certo. Ma fino ad un certo punto. Ad esempio, sapere quanto costi mandare la monnezza in Olanda non è uno sfizio, ma soprattutto non lo sarebbe capire perché mandarla a “Km zero” (tanto per usare un termine in voga) costi molto di più. Dovrebbe capirlo la stampa, e magari la magistratura. E poi tanto interesse per le sorti di Rossi o Vecchioni è un po’ l’effetto, non la causa di qualcosa. Se assoldi delle star, poi non puoi pretendere che quando se ne vanno o ce le mandi si spengano i riflettori. Mi ricorda quei giornali che si sorprendono ogni volta si fa la folla fuori dai tribunali di Cogne, Erba o Perugia…Anche questo ha un po’ a che vedere con gli sproloqui sulla democrazia partecipativa